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Michele PolettiConsulente Finanziario Autonomo

Michele Poletti › Consulente finanziario per liberi professionisti

Consulente finanziario per liberi professionisti

In breve

Un libero professionista guadagna bene ma in modo irregolare, paga le imposte in un anno su quello che ha incassato in un altro, ha una previdenza di cassa spesso insufficiente e nessun datore di lavoro che accantoni qualcosa al posto suo. Michele Poletti, consulente finanziario autonomo (albo OCF, sezione autonomi), lavora su questi tre nodi — liquidità, fisco e rendita futura — a parcella pagata dal cliente, senza provvigioni e senza prodotti da collocare.

Tre problemi che gli altri risparmiatori non hanno

Il primo è il ritmo. Un dipendente riceve dodici stipendi uguali; un professionista incassa a onde, con mesi vuoti e mesi pieni. Questo rende inutile la regola classica «metti da parte una cifra fissa ogni mese» e rende necessario un cuscinetto di liquidità molto più grande di quello che serve a una famiglia con due stipendi.

Il secondo è il fisco che arriva dopo. Imposte e contributi si pagano su quanto incassato nell'anno precedente, spesso mentre l'anno in corso sta andando peggio. Chi non tiene separata la quota fiscale finisce per usarla, e poi la ritrova davanti sotto forma di acconti.

Il terzo è la pensione. Le casse professionali garantiscono in media assegni che coprono una frazione modesta dell'ultimo reddito. Nessuno accantona al posto tuo: se non lo fai tu, non lo fa nessuno.

Come imposto il lavoro

  1. Tre conti, tre funzioni. Il conto dell'attività, quello delle imposte (dove va una percentuale di ogni incasso, il giorno stesso) e quello della vita personale. È banale e cambia tutto.
  2. Il cuscinetto giusto. Quanti mesi di costi fissi tenere liquidi, calcolati sulla reale variabilità dei tuoi incassi degli ultimi tre anni, non su una regola generica.
  3. La fotografia previdenziale. Cosa ti darà la cassa, in che anno, in quale ordine di grandezza. È il numero da cui dipende quanto devi accantonare per conto tuo — e quasi nessuno lo ha mai visto scritto.
  4. Il piano di accumulo che regge le onde. Costruito su percentuali degli incassi invece che su importi fissi, così regge sia gli anni buoni sia quelli storti.
  5. La protezione. Per un professionista, il rischio più grande non è il mercato: è restare fermo sei mesi. Invalidità, malattia, responsabilità professionale vengono prima degli investimenti.
  6. La fiscalità degli investimenti. Quale intestazione, quale regime, come recuperare le minusvalenze accumulate: su patrimoni da 200.000 euro in su vale un anno intero di rendimento.

Perché a parcella, per un professionista, ha un senso doppio

Un avvocato, un commercialista, un architetto o un medico vivono già di parcelle: sanno perfettamente cosa cambia quando il compenso arriva dal cliente e non da chi fornisce il prodotto. È una conversazione che, con loro, dura trenta secondi.

E c'è un vantaggio pratico: la parcella di consulenza è un costo trasparente, quantificato, che si può valutare per quello che vale. I costi impliciti dentro i prodotti finanziari, invece, non compaiono su nessuna fattura — semplicemente riducono il rendimento, anno dopo anno, senza che nessuno li sommi mai.

Domande frequenti

Quanto deve tenere liquido un libero professionista?

Più di un lavoratore dipendente. L'indicazione generale di tre-sei mesi di spese non basta quando gli incassi sono irregolari: il calcolo va fatto sulla variabilità reale degli ultimi tre anni, sommando costi fissi personali, costi di studio e imposte già maturate ma non ancora versate. Per molti professionisti il cuscinetto corretto vale otto-dodici mesi di uscite.

La pensione della cassa professionale basta?

Nella maggior parte dei casi copre una frazione modesta dell'ultimo reddito, sensibilmente inferiore a quella dei lavoratori dipendenti. Il primo passo è procurarsi la proiezione ufficiale della propria cassa; il secondo è calcolare la differenza rispetto al tenore di vita atteso; il terzo è costruire un accantonamento proprio che copra quella differenza.

Meglio un piano di accumulo a importo fisso o a percentuale?

Per chi ha reddito variabile funziona meglio la percentuale sugli incassi: negli anni buoni si accantona di più, in quelli storti il piano non salta. L'importo fisso è pensato per chi ha uno stipendio regolare e, applicato a un professionista, tende a interrompersi proprio nei periodi difficili.

Un consulente finanziario autonomo si occupa anche di fisco?

Non sostituisce il commercialista, che resta il riferimento per dichiarazioni e adempimenti. Si occupa però della fiscalità del patrimonio — intestazioni, regimi, recupero delle minusvalenze, efficienza degli strumenti — coordinandosi con il commercialista sulle scelte di confine.

Chi ha scritto questa pagina

Michele Poletti è un consulente finanziario autonomo iscritto all’Albo unico dei Consulenti Finanziari (OCF), sezione Consulenti Finanziari Autonomi, con delibera n. 1949 del 2022. Lavora esclusivamente a parcella pagata dal cliente (fee-only): non riceve provvigioni da banche, reti o società di prodotto. Studio a Castano Primo (Milano); segue clienti nelle province di Milano, Monza e Brianza, Varese e Novara, di persona e da remoto.

Ultimo aggiornamento: · L’iscrizione all’albo è verificabile sul registro pubblico OCF.

Le altre risposte

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