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Michele PolettiConsulente Finanziario Autonomo

Michele Poletti › Quanta liquidità tenere ferma, e quanto ti costa quella in più

Quanta liquidità tenere ferma, e quanto ti costa quella in più

In breve

La liquidità da tenere ferma si misura sulle spese essenziali, non sul patrimonio: da 3 a 6 mesi per chi ha un reddito stabile, da 6 a 12 per autonomi, imprenditori e pensionati. Il suo compito non è rendere: è evitare che tu debba vendere gli investimenti nel momento peggiore. Oltre quella soglia la liquidità smette di comprare sicurezza e comincia a costare: con conti correnti allo 0,28% lordo (ABI) e inflazione intorno al 2,7% (ISTAT), sono circa 2 punti l'anno di potere d'acquisto — su 300.000 € fermi, circa 6.000 € all'anno che nessuno ti addebita mai.

L'errore di misura

La domanda arriva quasi sempre così: «quanta liquidità tengo, il dieci per cento?». È la domanda sbagliata, perché il fondo di emergenza non si misura sul patrimonio: si misura su quanto ti costa vivere ogni mese, e per quanti mesi reggeresti senza l'entrata principale.

Due persone con lo stesso patrimonio possono avere bisogno di riserve completamente diverse. Un dirigente con stipendio fisso e spese contenute sta tranquillo con tre mesi. Un imprenditore con incassi stagionali e un mutuo importante ha bisogno del doppio. Non è la ricchezza a decidere: è la regolarità del reddito.

Situazione Mesi di spese essenziali da tenere liquidi
Dipendente con reddito stabile, doppio reddito in famiglia3 mesi
Dipendente unico reddito, con figli o mutuo4-6 mesi
Libero professionista, reddito variabile6-9 mesi
Imprenditore, incassi stagionali o legati a pochi clienti9-12 mesi
Pensionato con liquidazione appena incassata6-12 mesi, più la parte già destinata a spese note

A cosa serve davvero: non farti diventare venditore forzato

Nel 2008 e nel marzo 2020, durante i due peggiori crolli del secolo, è successa una cosa che quasi nessuno si aspetta: è caduto anche l'oro. Circa il 29% nel 2008, circa il 12% in poche sedute nel 2020. Non perché avesse smesso di essere un bene rifugio, ma perché chi lo possedeva è stato costretto a venderlo per fare cassa.

Nello stesso periodo, chi la cassa ce l'aveva già continuava tranquillamente a comprare. La differenza fra il venditore forzato e il compratore paziente, quasi sempre, non è l'intelligenza: è la liquidità.

Ecco il compito del fondo di emergenza. Non deve rendere. Deve fare in modo che, quando qualcosa va storto — un'attività che si ferma, una spesa medica, un guasto importante proprio mentre i mercati sono in rosso — tu non sia mai obbligato a vendere nel momento peggiore o a indebitarti a caro prezzo. Protegge il resto del patrimonio dalle tue emergenze. È il salvagente, non fa parte della nave.

Quanto costa la liquidità in eccesso

Oltre la tua soglia, ogni euro fermo in più non compra più sicurezza: il decimo mese di liquidità aggiunge quasi nulla a chi ha uno stipendio fisso. Aggiunge però un costo, e non è un'opinione.

C'è una scorciatoia per capirlo, la regola del 72: dividi 72 per il tasso d'inflazione e ottieni gli anni che servono a dimezzare il valore reale dei tuoi soldi. Con un'inflazione al 3%, la liquidità parcheggiata vale la metà in circa 24 anni. Al 4%, in 18. Senza che nessuno ti addebiti mai nulla.

Liquidità ferma in eccesso Costo in potere d'acquisto (2 punti l'anno) In 10 anni
50.000 €circa 1.000 € l'annocirca 10.000 €
150.000 €circa 3.000 € l'annocirca 30.000 €
300.000 €circa 6.000 € l'annocirca 60.000 €
500.000 €circa 10.000 € l'annocirca 100.000 €

Sopra i 200.000 euro il problema cambia natura

Sui patrimoni importanti la liquidità in eccesso non è quasi mai una scelta: è un residuo. Una vendita, un'eredità, una liquidazione, utili non distribuiti — soldi arrivati tutti insieme, parcheggiati «in attesa del momento giusto». Il momento giusto non arriva mai, perché non esiste un segnale che lo annunci.

Nel caso dell'imprenditore il tema si sdoppia, ed è la parte che vedo trattata peggio: la cassa che serve all'operatività della società è una cosa, il patrimonio della famiglia parcheggiato sul conto aziendale è un'altra. Vivono nello stesso posto e corrono lo stesso rischio, ma hanno orizzonti e funzioni completamente diverse. Separarli è quasi sempre il primo intervento utile — prima ancora di parlare di investimenti.

In Italia, per dare la misura del fenomeno, i depositi bancari di famiglie e imprese hanno superato i 1.800 miliardi di euro. Non è irrazionale: dopo anni di incertezza, tenere i soldi a portata di mano dà sicurezza. Ma è una scelta, e come tutte le scelte ha un prezzo.

Come si calcola il tuo numero

  1. Somma le tue spese essenziali mensili: casa, utenze, cibo, assicurazioni, rate, scuola. Non il tenore di vita, non lo stipendio — quello che c'è comunque.
  2. Moltiplica per i mesi della tua riga nella tabella qui sopra. Quello è il fondo di emergenza.
  3. Aggiungi separatamente le spese già note dei prossimi 24 mesi: tasse, un'auto, ristrutturazioni, la retta universitaria. Non sono emergenza, sono impegni: vanno tenuti liquidi ma contati a parte.
  4. Tutto ciò che resta oltre queste due voci è liquidità senza un compito. È la parte su cui ha senso ragionare.
  5. Se hai una società, rifai il conto due volte: una per l'operatività dell'impresa, una per la famiglia. Sono due patrimoni diversi anche quando stanno sullo stesso conto.

Dove tenerlo

Il fondo di emergenza va dove è subito disponibile, senza vincoli e senza rischio di mercato. Deve essere lì, intero, proprio quando tutto il resto vale meno: se per recuperarlo devi vendere qualcosa, non è un fondo di emergenza.

Questo esclude gli strumenti che oscillano, quelli con penali di uscita e quelli che richiedono tempi tecnici per il disinvestimento. E per lo stesso motivo non va confuso con la parte investita del patrimonio: sono due mondi con due compiti diversi, e tenerli separati è ciò che permette al secondo di fare il suo lavoro.

La Banca d'Italia, nel suo portale di educazione finanziaria, ricorda una cosa semplice per chi parte da zero: il fondo si costruisce anche poco alla volta, cominciando da una mensilità.

Le fonti di questa pagina

Domande frequenti

Quanta liquidità bisogna tenere sul conto?

Da 3 a 6 mesi di spese essenziali per chi ha un reddito stabile, da 6 a 12 mesi per liberi professionisti, imprenditori con incassi irregolari e pensionati. Si calcola sulle spese che ci sono comunque — casa, utenze, cibo, assicurazioni, rate — non sullo stipendio e non in percentuale sul patrimonio. Alle spese vanno aggiunti, contati a parte, gli impegni già noti dei successivi due anni.

Quanto costa tenere i soldi fermi sul conto?

La differenza fra inflazione e rendimento del conto. Con conti correnti remunerati intorno allo 0,28% lordo e inflazione intorno al 2,7%, si tratta di circa due punti l'anno di potere d'acquisto: su 300.000 euro fermi, circa 6.000 euro all'anno. Non è un addebito e non compare in estratto conto, ma è un costo reale.

A cosa serve il fondo di emergenza se non rende?

Serve a non costringerti a vendere gli investimenti nel momento peggiore. Nei crolli del 2008 e del marzo 2020 anche l'oro è sceso, perché chi lo possedeva è stato costretto a liquidarlo per fare cassa. Chi la cassa ce l'aveva già ha potuto attraversare la crisi senza vendere nulla. Il fondo di emergenza protegge il resto del patrimonio dalle emergenze di chi lo possiede.

Ho 300.000 euro fermi sul conto, cosa dovrei fare?

Il primo passo non è comprare qualcosa: è dividere quella somma in tre parti — il fondo di emergenza calcolato sulle spese, gli impegni già noti dei prossimi ventiquattro mesi, e il resto. Solo il resto è patrimonio senza un compito, e va deciso in base a obiettivi e orizzonti, non in base al momento di mercato. Su cifre di questa dimensione l'analisi va fatta sul caso concreto, guardando anche fiscalità e situazione familiare.

La liquidità della mia azienda va contata insieme a quella personale?

No, vanno tenute separate anche se stanno sullo stesso istituto. La cassa che serve all'operatività dell'impresa ha un orizzonte breve e una funzione precisa; il patrimonio della famiglia parcheggiato sul conto della società ha orizzonte lungo e corre inutilmente il rischio d'impresa. Separare le due cose è di norma il primo intervento su un patrimonio imprenditoriale, prima ancora di parlare di investimenti.

Chi ha scritto questa pagina

Michele Poletti è un consulente finanziario autonomo iscritto all’Albo unico dei Consulenti Finanziari (OCF), sezione Consulenti Finanziari Autonomi, con delibera n. 1949 del 2022. Lavora esclusivamente a parcella pagata dal cliente (fee-only): non riceve provvigioni da banche, reti o società di prodotto. Studio a Castano Primo (Milano); segue clienti nelle province di Milano, Monza e Brianza, Varese e Novara, di persona e da remoto.

Ultimo aggiornamento: · L’iscrizione all’albo è verificabile sul registro pubblico OCF.

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