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Michele PolettiConsulente Finanziario Autonomo

Michele Poletti › Come guadagna davvero una banca sui tuoi soldi

Come guadagna davvero una banca sui tuoi soldi

In breve

Quando versi denaro sul conto non lo stai mettendo al sicuro: lo stai prestando alla banca. Diventi un suo creditore, garantito fino a 100.000 euro per intestatario dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Da lì la banca guadagna con due motori: la forbice fra tassi (in media 0,28% riconosciuto sui conti contro 4,04% chiesto sui prestiti, dati ABI) e le commissioni su fondi, polizze e gestioni collocate allo sportello. Quando i tassi scendono il primo motore rallenta — e il secondo deve girare più forte.

Il primo motore: la forbice

È il mestiere storico della banca e non c'è nulla di losco: compra denaro da te a un prezzo e lo rivende più caro a chi chiede un prestito. Il punto è la dimensione della forbice.

Secondo le rilevazioni ABI, il tasso medio riconosciuto sui conti correnti è intorno allo 0,28%, mentre quello medio sui prestiti a famiglie e imprese si colloca intorno al 4,04%. Su altre elaborazioni, la remunerazione media dei conti correnti delle famiglie fino a 50.000 euro scende allo 0,08%.

Il confronto che rende l'idea è un altro: la liquidità che le banche lasciano depositata per una notte presso la BCE viene remunerata a un tasso di parecchie volte superiore a quello che la banca riconosce a te. Il tuo saldo non è la materia prima della banca: è la sua fonte di finanziamento più economica.

Il secondo motore: le commissioni

Fondi, polizze, gestioni patrimoniali, bancassurance. Qui la banca non guadagna sulla differenza fra tassi, ma su una percentuale annua del tuo patrimonio — e la incassa comunque, che i mercati salgano o scendano.

I bilanci raccontano bene la direzione. Nei conti trimestrali dei maggiori gruppi italiani si vede spesso lo stesso schema: margine di interesse in calo, commissioni nette in crescita, trainate proprio da risparmio gestito e prodotti assicurativi.

È la connessione che quasi nessuno spiega al cliente: quando i tassi scendono, la pressione commerciale sul risparmio gestito sale. Non perché qualcuno sia in malafede, ma perché un motore rallenta e l'altro deve compensare. Se in un certo periodo ti sembra di ricevere più proposte del solito, spesso la spiegazione è tutta lì.

La parte controintuitiva: la banca non presta i tuoi soldi, li crea

La frase l'abbiamo sentita tutti: la banca raccoglie il denaro dei risparmiatori e lo presta a chi ne ha bisogno. Non è così che funziona, e non lo dice un teorico complottista: lo ha spiegato la Bank of England in un documento del 2014 diventato un riferimento.

Quando una banca concede un mutuo non preleva il denaro depositato da qualcun altro: accredita un importo sul conto di chi ha chiesto il prestito, e in quel momento crea moneta nuova. È il prestito a generare il deposito, non il contrario.

Ne segue una conseguenza poco intuitiva: il freno al credito non sono i risparmiatori, ma il capitale della banca e le regole di vigilanza. Per questo, quando il rischio percepito sale, i prestiti si restringono anche se di depositi ce n'è in abbondanza.

Cosa cambia per te, in pratica

  • Il saldo fermo non è neutro. Sapere che è la voce più a buon mercato del bilancio di qualcun altro cambia la domanda: quanto ha senso lasciarne lì?
  • La «consulenza gratuita» ha un prezzo. Non c'è fattura, ma il costo è dentro i prodotti. Chiedere quanto si paga in euro all'anno è legittimo e ha sempre una risposta.
  • La proposta arriva quando serve alla banca, non a te. Non è cattiveria: è la ciclicità del modello. Una decisione patrimoniale non dovrebbe mai nascere dal calendario commerciale di qualcun altro.
  • La tutela dei depositi ha un limite. 100.000 euro per intestatario per istituto: sopra quella cifra, la concentrazione su un'unica banca è una scelta da fare consapevolmente.
  • La domanda che risolve quasi tutto resta una sola, da fare a chiunque ti proponga qualcosa: chi paga chi?

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Domande frequenti

Come guadagna una banca sui soldi depositati?

In due modi. Con la forbice fra il tasso che riconosce sui depositi e quello che chiede sui prestiti — in Italia mediamente 0,28% contro 4,04% secondo le rilevazioni ABI — e con le commissioni su fondi, polizze e gestioni collocate allo sportello, che si applicano ogni anno sul patrimonio a prescindere dall'andamento dei mercati.

I soldi sul conto corrente sono al sicuro?

Sono un credito verso la banca, tutelato dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro per intestatario e per istituto. Sopra quella soglia la garanzia non opera, per cui la concentrazione di somme rilevanti su un'unica banca è una scelta che va fatta con consapevolezza.

Perché la banca mi propone più prodotti quando i tassi scendono?

Perché il margine di interesse — il guadagno sulla forbice fra tassi — si comprime, e il modello compensa spingendo sull'altro motore, cioè le commissioni sul risparmio gestito. È un effetto strutturale del modello di business, visibile nei bilanci trimestrali dei principali gruppi, non una scelta del singolo consulente allo sportello.

È vero che le banche creano il denaro che prestano?

Sì, ed è spiegato in un documento della Bank of England del 2014. Quando una banca eroga un mutuo non trasferisce depositi altrui: accredita l'importo sul conto del cliente, creando moneta nuova. Il limite all'erogazione non è la quantità di depositi raccolti, ma il capitale della banca e le regole di vigilanza.

Chi ha scritto questa pagina

Michele Poletti è un consulente finanziario autonomo iscritto all’Albo unico dei Consulenti Finanziari (OCF), sezione Consulenti Finanziari Autonomi, con delibera n. 1949 del 2022. Lavora esclusivamente a parcella pagata dal cliente (fee-only): non riceve provvigioni da banche, reti o società di prodotto. Studio a Castano Primo (Milano); segue clienti nelle province di Milano, Monza e Brianza, Varese e Novara, di persona e da remoto.

Ultimo aggiornamento: · L’iscrizione all’albo è verificabile sul registro pubblico OCF.

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