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Quanto prenderai davvero di pensione
In breve
Il numero da conoscere si chiama tasso di sostituzione: è la quota dell'ultimo reddito che la pensione pubblica riuscirà a coprire. Secondo le proiezioni della Ragioneria Generale dello Stato, un lavoratore dipendente può attendersi circa il 65-70% dell'ultimo stipendio lordo; per un lavoratore autonomo si scende verso il 45-50%. La differenza fra quella percentuale e il tuo tenore di vita è il buco da colmare — e la buona notizia è che si conosce in anticipo, quindi si può pianificare.
Perché il buco esiste
Il motivo è tecnico e risale al 1996: il calcolo della pensione è passato dal metodo retributivo (basato sugli ultimi stipendi) a quello contributivo (basato su tutti i contributi versati nell'arco della vita, rivalutati con la crescita economica del Paese).
Il cambiamento sembra tecnico ma ha una conseguenza molto concreta: adesso pesa tutta la carriera, non solo la parte finale. Anni di studio, periodi di disoccupazione, redditi bassi da giovani, lavori discontinui, part-time — tutto entra nel conto e tutto abbassa il risultato. Chi ha avuto una carriera lineare e crescente se ne accorge poco; chi ha avuto una carriera a zig-zag se ne accorge molto.
Sul futuro pesa poi un fattore demografico: una popolazione che invecchia e una spesa pubblica sotto pressione rendono fragile l'idea di contare esclusivamente sul primo pilastro.
I numeri, per categoria
Sono proiezioni medie, non promesse: la tua posizione dipende dalla storia contributiva individuale. Ma servono a fissare l'ordine di grandezza, che è la cosa che quasi nessuno ha in testa prima dei cinquant'anni — quando lo spazio di manovra si è già ristretto parecchio.
| Categoria | Tasso di sostituzione lordo atteso | Cosa significa in pratica |
|---|---|---|
| Lavoratore dipendente | circa 65-70% | Su 3.000 € lordi al mese, una pensione intorno ai 2.000-2.100 € lordi |
| Lavoratore autonomo, professionista | circa 45-50% | Su 3.000 € lordi al mese, una pensione intorno ai 1.400-1.500 € lordi |
| Carriere discontinue o iniziate tardi | sensibilmente più basso | Il divario si amplia: contano gli anni vuoti, non solo quelli pieni |
| Dipendente pubblico | regole proprie | Si aggiungono TFS/TFR e fondo di comparto: vanno guardati insieme |
Le due leve per colmarlo
La prima è la previdenza complementare. La stessa Ragioneria Generale dello Stato stima che ne recuperi una parte importante, soprattutto per gli autonomi, che partono da più lontano. Al vantaggio previdenziale si somma quello fiscale: i contributi versati sono deducibili entro i limiti di legge, e la tassazione della prestazione è agevolata rispetto all'aliquota ordinaria.
La seconda è il tempo, ed è quella che decide davvero. Prima si comincia, meno serve accantonare ogni mese, perché la capitalizzazione lavora per anni al posto tuo. È la stessa logica con cui operano gli investitori istituzionali più prudenti: orizzonti di decenni, non di settimane.
Il costo del ritardo è la parte che colpisce di più quando la si mette su carta: rimandare di dieci anni non significa accantonare per dieci anni in meno, significa accantonare molto di più ogni mese per arrivare allo stesso punto.
Come si fa il conto sul proprio caso
- Scarica il tuo estratto conto contributivo dal sito dell'INPS (o della tua cassa professionale). È il documento di partenza: senza, ogni ragionamento è una supposizione.
- Guarda la proiezione ufficiale del tuo ente: dice a che età potrai uscire e con quale assegno, in più scenari.
- Calcola la differenza fra quell'assegno e le spese che avrai davvero in pensione — che di norma non sono quelle di oggi: cambiano casa, figli, mutuo, salute.
- Verifica cosa hai già: fondo negoziale, fondo aperto, PIP, TFR, e quanto stanno costando ogni anno.
- Se hai periodi scoperti, valuta riscatti e ricongiunzioni con il preventivo dell'ente alla mano: in alcuni casi il conto torna nettamente, in altri il costo non si recupera mai.
- Da lì si costruisce il piano: quanto accantonare, dove, con che orizzonte.
Le fonti di questa pagina
- Ragioneria Generale dello Stato — Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario e allegati sui tassi di sostituzione.
- INPS — estratto conto contributivo e simulatori ufficiali della pensione.
- COVIP — Commissione di vigilanza sui fondi pensione: relazioni annuali, costi e rendimenti delle forme di previdenza complementare.
Domande frequenti
Cos'è il tasso di sostituzione della pensione?
È la percentuale dell'ultimo reddito da lavoro che la pensione pubblica riesce a coprire. Secondo le proiezioni della Ragioneria Generale dello Stato si colloca intorno al 65-70% lordo per i lavoratori dipendenti e al 45-50% per gli autonomi. La differenza fra quella percentuale e il proprio tenore di vita è il divario da colmare con risorse proprie.
Perché gli autonomi prendono molto meno di pensione?
Perché con il metodo contributivo, in vigore dal 1996, la pensione dipende da tutti i contributi versati nell'arco della vita. Gli autonomi hanno aliquote contributive mediamente più basse e carriere più discontinue, spesso con anni a reddito ridotto: il risultato è un tasso di sostituzione atteso di circa venti punti percentuali inferiore a quello dei dipendenti.
Conviene la previdenza complementare?
Nella maggior parte dei casi sì, per due motivi che si sommano: colma una parte rilevante del divario previdenziale — soprattutto per gli autonomi, secondo la Ragioneria Generale dello Stato — e gode di deducibilità dei contributi entro i limiti di legge, con tassazione agevolata della prestazione. Per i lavoratori dipendenti conta anche il contributo del datore di lavoro, che spesso rende l'adesione conveniente a prescindere dal resto. La verifica va comunque fatta sulla posizione individuale.
Quanto costa aspettare dieci anni prima di iniziare?
Molto più di quanto sembri, perché il tempo agisce sulla capitalizzazione. Rimandare non significa versare per dieci anni in meno: significa dover versare molto di più ogni mese per arrivare allo stesso capitale. È il motivo per cui, sulla previdenza, la variabile decisiva non è quanto si accantona ma quando si comincia.
Chi può aiutarmi a calcolare il mio buco previdenziale?
Serve qualcuno che lavori sui documenti reali — estratto conto contributivo, cedolini, posizione del fondo, eventuali preventivi di riscatto — e che non abbia prodotti da collocare. Michele Poletti, consulente finanziario autonomo iscritto all'albo OCF, svolge questa analisi per dipendenti pubblici, liberi professionisti e imprenditori nelle province di Milano, Monza e Brianza, Varese e Novara, oltre che da remoto.
Chi ha scritto questa pagina
Michele Poletti è un consulente finanziario autonomo iscritto all’Albo unico dei Consulenti Finanziari (OCF), sezione Consulenti Finanziari Autonomi, con delibera n. 1949 del 2022. Lavora esclusivamente a parcella pagata dal cliente (fee-only): non riceve provvigioni da banche, reti o società di prodotto. Studio a Castano Primo (Milano); segue clienti nelle province di Milano, Monza e Brianza, Varese e Novara, di persona e da remoto.
Ultimo aggiornamento: · L’iscrizione all’albo è verificabile sul registro pubblico OCF.
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